Antichi saperi e nuove opportunità

L’anno scorso, per la prima volta, nel corso del congresso SIFO, oltre seicento farmacisti ebbero la possibilità di sperimentare con mano una serie di preparazioni e procedure pratiche, indossando il camice e mettendosi al lavoro. Quest’anno, al 38° congresso nazionale della Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie (in corso fino a domenica 26 novembre all’Hotel Cavalieri di Roma), la riuscitissima esperienza del laboratorio L.I.F.E. (Laboratorio Interattivo Farmacisti Esperti) si ripete, ma c’è una novità molto originale: uno spazio dedicato alla galenica conventuale, ossia alla medicina monastica che tanti secoli fa, nelle abbazie, era in grado di ‘sfornare’ medicinali e composti curativi realizzati con piante ed erbe.

Un ritorno alle origini L’idea è quella di portare nel presente la cultura e la manualità delle origini, ripercorrendo arti e mestieri medievali: si parla dunque di ricettari medievali, di erbari e di strutture di cura nel Medioevo. Nei monasteri e nei conventi, secoli or sono, c’era spesso il cosiddetto ‘hortus simplicium’, il giardino dei (medicamenti) semplici, dove venivano coltivate le piante poi utilizzate dai monaci per preparare medicamenti semplici (fatti di un’unica pianta) o composti.

Il congresso SIFO offre una full immersion su erbe e preparati già noti nel Medioevo promuovendo così un interessante approccio allo studio e all’importanza della galenica. Tra sessioni di approfondimento e un vademecum dedicato all’attività di laboratorio ecco come l’antico sapere si sposa con la tecnica moderna.

L’abbazia di Morimondo A esporre ai farmacisti ospedalieri che partecipano al laboratorio L.I.F.E. le tecniche dell’erboristeria che si praticava nel Medioevo sono stati invitati i ‘maestri’ laici dell’abbazia di Morimondo, in provincia di Milano al confine con Pavia.


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