Una nuova opportunità?

Elezioni e promesse. Come ogni appuntamento elettorale che si rispetti anche quello del 4 marzo prossimo si presenta accompagnato dal consueto bagaglio di sogni, speranze (e aspettative) per milioni di italiani alle prese con i piccoli (grandi) problemi del quotidiano. Una crisi economica da cui uscire, le pensioni da regolarizzare, il lavoro da trovare, le tasse da giustificare e l’immigrazione da governare. A ben guardare, sotto l’attenta lente d’ingrandimento garbatamente fornitaci da (tutte) le coalizioni in lizza (ed esposta nelle coloratissime tabelle che da settimane fanno bella mostra di sé nei principali talk show televisivi) ad elezioni concluse vivremo in un’Italia competitiva, equa e soprattutto reattiva. Benissimo, e non vediamo l’ora. Ma prima di tirare un sospiro di sollievo e rimboccarci, con rinnovato entusiasmo, le proverbiali maniche credo dovremmo analizzare un punto che sembra essere sfuggito al dibattito pubblico di questi giorni. Un nodo che, paradossalmente, ha invece occupato per mesi l’agenda della politica nostrana: che fine faremo fare alle liberalizzazioni (e con esse alle parafarmacie)? A rinfrescare la mente degli “smemorati” (fortuna nostra) arrivano tempestivamente il Mnlf (Movimento nazionale liberi farmacisti) e la Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane, che incassa l’adesione della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi). Da sempre paladini della causa delle parafarmacie, sulla questione si danno tutt’altro che per vinti tanto da organizzare una “riunione operativa” convocata per discutere dell’auspicato “superamento” del monopolio/ oligopolio delle farmacie in Italia e delle nuove strategie al fine di rilanciare i processi di liberalizzazione. L’intenzione è ben chiara: basta con i tentennamenti è necessario mettere in campo un nuovo approccio con la politica e la società civile in Italia. A finire sul banco degli imputati è chiaramente il regime di monopolio in cui si trova cristallizzato il comparto. I monopoli, si legge nella nota congiunta diffusa a margine della riunione: “limitano la crescita economica e creano povertà sanitaria, impedendo ai farmaci che vengono pagati direttamente dai cittadini di seguire logiche concorrenziali, abbassare il loro prezzo ed aumentarne, di conseguenza, l’accessibilità all’utente finale. In una società moderna non è più possibile investire sulla laurea di un professionista e poi impedirne il pieno esercizio della professione”. Elezioni, promesse e speranze, dicevamo. Che sia giunto (finalmente) il momento di parlare di “opportunità”?

Buona lettura.