Affrontare il post ictus

L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei Paesi occidentali. Con oltre 100mila nuovi casi l’anno, l’ictus cerebrale costa 16 miliardi al Servizio Sanitario Nazionale e 5 miliardi alle famiglie. Non vi sono solo i “costi diretti” della malattia, l’impegno economico che impoverisce le famiglie delle persone colpite da ictus è la spesa per la cosiddetta “assistenza informale”, che consuma risorse e tempo. Secondo l’Osservatorio Ictus Italia, in linea con il Piano europeo 2018-2030, sono quattro gli obiettivi prioritari da raggiungere nel prossimo decennio: ridurre il numero assoluto di casi di ictus del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; implementare strategie nazionali che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.

L’ictus è una delle cause di invalidità più diffuse e tra le più difficili da gestire. Spesso al paziente colpito occorrono lunghi percorsi riabilitativi, specifici ausili e tecnologie ad hoc per ripristinare, per quanto possibile, una qualità della vita accettabile. In questo approfondimento abbiamo chiesto alla dott.ssa Casu, terapista occupazionale, di tracciare per noi un quadro completo della problematica

Il terapista occupazionale è pronto a contribuire al raggiungimento di questi obiettivi, ma, perché questo avvenga, è necessario che venga messo nelle condizioni di poter sfruttare le proprie competenze e metterle al servizio del team, con gli strumenti necessari. Nella maggior parte dei Paesi, la riabilitazione ospedaliera delle persone colpite da ictus è sostenuta da linee guida cliniche nazionali, basate sulle evidenze.


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