Incontinenza urinaria, la “malattia silenziosa”

Ci sono disturbi che, pur essendo comuni e facilmente risolvibili, vengono definiti “silenziosi” perché in genere se ne parla poco anche con il proprio medico, spesso per vergogna o pudore. Uno di questi è l’incontinenza urinaria femminile che, secondo la Società Italiana di Urologia riguarda, solo in Italia, due milioni di donne. Un dato che potrebbe però essere di gran lunga sottostimato, data la ritrosia a parlare di questo disturbo. Per incontinenza si intende la perdita involontaria di urina dall’uretra in seguito a deterioramento del pavimento pelvico e delle strutture che ne fanno parte. Sebbene possa sembrare un disturbo tipico della terza età questo tipo di disturbo può riguardare le donne di qualsiasi età, condizione sociale e lavoro: colpisce prevalentemente coloro che hanno avuto uno o più parti, ma anche giovani senza figli che svolgono attività fisica ad alto impatto della zona pelvica (atletica leggera, basket, tennis).

Può diventare un disturbo invalidante, perché impedisce lo svolgersi delle normali attività quotidiane e condiziona in modo negativo la sfera emotiva e psicologica di chi ne soffre. La perdita di urina incontrollata, infatti, può causare talmente tanto imbarazzo e vergogna da minare la vita sociale e intima. Per risolvere questa disfunzione si esegue un semplice intervento mininvasivo con l’applicazione di una protesi: in questo modo la donna può tornare alla propria vita, senza più perdite fastidiose.

L’incontinenza urinaria femminile è un disturbo che, spesso a causa dell’imbarazzo che provoca in chi ne soffre, si fatica a esternare, ma che interessa circa due milioni di donne in Italia. Il dott. Giulio Gandolfi Colleoni ci aiuta a fare chiarezza su questo tema delicato, presentandoci le possibili cure e le eventuali tecniche d’intervento.


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