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In attesa di risposte

Maria Giulia Mazzoni
Maria Giulia Mazzoni
Direttore Responsabile

C’è tutto un mondo, quello delle parafarmacie, che tiene il fiato sospeso guardando al neo ministro Speranza con l’auspicio che finalmente qualcosa cambi. In meglio. È questa la sensazione che percepiamo parlando oggi con loro, i ‘nostri’ farmacisti, quelli che per anni hanno affidato alle pagine di questa rivista le proprie frustrazioni, i propri sogni e le proprie battaglie. Li abbiamo sostenuti nelle rivendicazioni di categoria e vi abbiamo puntualmente riportato le loro impressioni in attesa (nella speranza) che si chiarisse l’intricato quadro delle competenze. Un percorso lungo e ostico, scandito da vittorie e delusioni. E così, anche oggi, mentre attendiamo di capire quale direzione prenderà il Ministero, siamo purtroppo chiamati a registrare un’ennesima battuta di arresto nel percorso di legittimazione della categoria: è notizia di questi giorni infatti che alcuni istituti di credito avranno facoltà di offrire, sperimentalmente, servizi di autoanalisi come misurazione della pressione o elettrocardiogramma a distanza. Possono farlo grazie a postazioni hi-tech dove saranno effettuabili in meno di mezz’ora una serie di esami diagnostici. Una procedura semplice. Un servizio al cittadino. Ma fermiamoci un istante a chiederci: perché alle parafarmacie – presidi sanitari di prossimità – non è concesso di offrire il medesimo servizio? Perentoria la risposta della categoria. “È da diversi anni che ribadiamo che consentire servizi di autoanalisi negli autogrill prima, e in banca oggi e osteggiarli in parafarmacia è semplicemente assurdo – tuona il presidente FNPI, Gullotta – si tratta di una cecità normativa che va ben oltre la soglia tollerabile di incoerente e selvaggio protezionismo, e favorito anche dalle lacune presenti nella legge sulla Farmacia dei Servizi”. Gullotta parla poi di una “ennesima mortificazione al farmacista e specie a quello di parafarmacia che, impossibilitato a compiere il suo mestiere anche in questo senso è per l’ennesima volta ignorato in primo luogo dalle Istituzioni”. “Facciamo appello al neo ministro Speranza – conclude – affinché ponga definitivamente fine alle difformità legislative per consentire al farmacista di parafarmacia di esercitare appieno la propria professione”. Le parafarmacie attendono risposta, quindi. E noi, come sempre, lo facciamo al loro fianco. Buona lettura.

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