In attesa di risposte

C’è tutto un mondo, quello delle parafarmacie, che tiene il fiato sospeso guardando al neo ministro Speranza con l’auspicio che finalmente qualcosa cambi. In meglio. È questa la sensazione che percepiamo parlando oggi con loro, i ‘nostri’ farmacisti, quelli che per anni hanno affidato alle pagine di questa rivista le proprie frustrazioni, i propri sogni e le proprie battaglie. Li abbiamo sostenuti nelle rivendicazioni di categoria e vi abbiamo puntualmente riportato le loro impressioni in attesa (nella speranza) che si chiarisse l’intricato quadro delle competenze. Un percorso lungo e ostico, scandito da vittorie e delusioni. E così, anche oggi, mentre attendiamo di capire quale direzione prenderà il Ministero, siamo purtroppo chiamati a registrare un’ennesima battuta di arresto nel percorso di legittimazione della categoria: è notizia di questi giorni infatti che alcuni istituti di credito avranno facoltà di offrire, sperimentalmente, servizi di autoanalisi come misurazione della pressione o elettrocardiogramma a distanza. Possono farlo grazie a postazioni hi-tech dove saranno effettuabili in meno di mezz’ora una serie di esami diagnostici. Una procedura semplice. Un servizio al cittadino. Ma fermiamoci un istante a chiederci: perché alle parafarmacie – presidi sanitari di prossimità – non è concesso di offrire il medesimo servizio? Perentoria la risposta della categoria. “È da diversi anni che ribadiamo che consentire servizi di autoanalisi negli autogrill prima, e in banca oggi e osteggiarli in parafarmacia è semplicemente assurdo – tuona il presidente FNPI, Gullotta – si tratta di una cecità normativa che va ben oltre la soglia tollerabile di incoerente e selvaggio protezionismo, e favorito anche dalle lacune presenti nella legge sulla Farmacia dei Servizi”. Gullotta parla poi di una “ennesima mortificazione al farmacista e specie a quello di parafarmacia che, impossibilitato a compiere il suo mestiere anche in questo senso è per l’ennesima volta ignorato in primo luogo dalle Istituzioni”. “Facciamo appello al neo ministro Speranza – conclude – affinché ponga definitivamente fine alle difformità legislative per consentire al farmacista di parafarmacia di esercitare appieno la propria professione”. Le parafarmacie attendono risposta, quindi. E noi, come sempre, lo facciamo al loro fianco. Buona lettura.