Alzheimer, come gestirlo in casa

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L’attuale disposizione “iorestoacasa”, già di per sé scomoda e mal sopportabile da persone sane, è gravosa e di difficile gestione per le famiglie che si occupano di malati di Alzheimer o di altre forme di demenza: per molti pazienti affetti da demenza, infatti, poter uscire di casa è non solo una necessità, ma una componente fondamentale e imprescindibile dell’approccio terapeutico, sia per evitare l’incremento di dose di psicofarmaci sia per controllare il più possibile con approccio comportamentale l’agitazione psicomotoria, il wandering e l’aggressività.

I consigli degli specialisti dell’ospedale Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese risultano un prezioso contributo ai tanti farmacisti che sono oggi sommersi di domande da parte dei loro clienti/pazienti. Cosa occorre fare in situazioni di emergenza quando gestire un malato di Alzheimer in casa diventa una necessità per molte famiglie? Seguiamo i consigli degli esperti

Nelle famiglie, in questo momento di estremo disagio, i sentimenti di frustrazione, di inadeguatezza, di sconforto, di abbandono rischiano di prendere il sopravvento e il venir meno degli aiuti riservati ai caregiver (quali ad es. i Centri Diurni) può alla lunga prosciugare le loro risorse, in quanto il paziente dipende totalmente dal suo familiare, con ricadute importanti sulla salute dei malati stessi. La situazione si fa ancora più pesante quando sono le stesse persone con demenza, o qualcuno dei loro fami-liari, a risultare positivi al COVID-19, e non sono in grado di mettere in atto le misure di distanziamento o di utilizzo dei dispositivi atti a prevenire il contagio. In queste situazioni come prima cosa è sempre importante cercare di mantenere il più possibile costante la routine giornaliera del malato e la strutturazione della sua giornata.


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