Il ‘lato oscuro’ dello smart working

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Durante il periodo di lockdown anche le modalità lavorative degli italiani sono cambiate, con le attività e la postazione di lavoro d’un tratto trasferite tra le pareti di casa. Ma qual è l’impatto emotivo di questa mutata condizione? Per approfondire la tematica MioDottore – noto portale online di consulenza medica – ha coinvolto i propri utenti e una delle sue specialiste, la dottoressa Teresa Basilone, psicologa di Roma che ha aderito al progetto di video consulenza online attivato dalla piattaforma.

Il disagio psicologico è uno dei fattori più monitorati in questo momento particolare. Facciamo il punto attraverso una preziosa rilevazione che si concentra su uno dei ‘protagonisti’ di questa stagione emergenziale: lo smart working. Come stanno vivendo gli italiani il forse troppo frettolosamente celebrato ‘lavoro da casa’. I dati suggeriscono che non ci stiamo guadagnano in salute e si comincia a parlare di ‘shock’

Smart working: identikit degli italiani alle prese con il lavoro da remoto È quasi la metà degli utenti del Bel Paese (44%) a proseguire nelle proprie attività lavorative e in maniera ”agile” durante l’emergenza Covid-19, districandosi tra laptop e device vari all’interno delle proprie abitazioni. Per quasi un quarto degli intervistati (24%) il lockdown ha implicato un primissimo approccio a questa modalità professionale da remoto, un ulteriore cambiamento che necessita tempo e impegno per trovare un equilibrio, sia in termini pratici nel tentativo di ricreare un ufficio domestico, sia per quanto riguarda la revisione della gestione della quotidianità e delle incombenze casalinghe.


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