Dal momento che i filtri HEPA, che eliminano il particolato con diametro superiore a 0,3 µm, possono non essere sufficienti per bloccare le microparticelle dei fumi, sarebbe preferibile l’utilizzo dei filtri ULPA.
    Si aggiunga ai rischi biologici del particolato dei fumi chirurgici il potenziale di tossicità e induzione di mutazioni, neoplasie maligne e leucemie dei derivati chimici che si formano durante la pirolisi delle proteine e dei lipidi cellulari: dal benzene al toluene, alla formaldeide e all’acroleina fino all’acido cianidrico, al monossido di carbonio e agli idrocarburi aromatici policiclici, solo per citare alcuni dei più pericolosi rischi biologici chimici. Batteri infettivi e virus
    (ad esempio il papilloma virus, l’immunodeficienza acquisita, il virus dell’epatite B) e allergeni sono spesso presenti nei fumi chirurgici.12,13
    Riassumendo, l’utilizzo di strumenti elettrochirurgici espone il personale di sala operatoria a rischio biologico potenzialmente anche grave per molte ore al giorno e centinaia di ore l’anno. Il rischio biologico può interessare chiunque si trovi nella sala chirurgica, inclusi i pazienti.
    La letteratura medica documenta come, a causa di esposizione ai fumi chirurgici, sia possibile l’insorgenza di polmoniti interstiziali congestizie, bronchioliti con congestione alveolare e alterazioni enfisematose.14 Senza dimenticare che questi fumi significano anche odori fastidiosi e impedimenti alla visione del campo operatorio.12