I rischi d’infezione, legati agli schizzi e alle fuoriuscite fortuite di sangue e altri fluidi potenzialmente contaminati, erano in passato, e possono ancora essere, tutt’altro che infrequenti anche indossando l’equipaggiamento protettivo individuale. Non è nemmeno necessario che l’esposizione ai fluidi contaminati sia così evidente: nel momento dell’eliminazione nello scarico, è inevitabile la formazione di una nuvola di sangue nebulizzato, che sfugge all’osservazione, ma che finisce per essere inalato o per depositarsi sulle superfici della stanza.7
    Aggiungere al contenitore un agente solidificante (“isolyser”) per convertirne il contenuto, nel giro di 5-10 minuti, in una massa gelatinosa è un metodo piuttosto avanzato di gestione dei rifiuti liquidi chirurgici.7 Tuttavia gli agenti solidificanti hanno costi diretti così come un impatto sui flussi e i tempi di lavoro della sala operatoria con costi non immediatamente evidenti.8 Gli agenti isolyser pongono anche problemi più pratici, legati al fatto che l’efficacia del processo di gelificazione è dose-dipendente: esiste di conseguenza il rischio di esagerare con la dose con conseguente spreco di prodotto; soprattutto, il rischio è quello di fluidi biologici non perfettamente gelificati e innocui se si è aggiunta per un qualsiasi motivo una dose gelificante inadeguata.7 Il rischio di contenitori ancora pericolosi è ulteriormente aggravato dalla scarsa tendenza dei coaguli di sangue a gelificare correttamente.7